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 MALTRATTAMENTO

 

 

Cosa non fare... Cosa puoi fare ...

a cura di Claudio Foti

 

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Cosa non fare…

 

1) Non fare finta di niente, non voltarti dall’altra parte. Non scordarti dei segnali di disagio e degli occhi sofferenti di un bambino. Non dimenticare i messaggi di protesta,le richieste di aiuto dei più deboli. Non fuggire dalla tua responsabilità, non avere fretta a scaricare il problema, trovando magari delle scuse dicendo che non ti riguarda e che dovrebbero essere soltanto gli altri a fare qualcosa per quel bambino. Forse anche tu puoi fare qualcosa!

 

2) Non scartare subito l’ipotesi del maltrattamento. Il maltrattamento anche se non ci piace esiste. É un fenomeno socialmente diffuso, vecchio come il mondo. É un fenomeno che nasce dalla differenza di potere, di capacità e di esperienza dei più grandi nei confronti dei più piccoli. É un fenomeno che si rinnova in forme sempre diverse anche nella nostra società tecnologica. Il progresso economico e culturale non elimina il rischio di una violenza diffusa dei più forti sui più deboli ed inesperti.

 

3) Non avere fretta di arrivare ad una conclusione. Il maltrattamento è un fatto complesso e delicato. Non fermarti su un unico indicatore di maltrattamento, per concludere subito che il bambino ha subito violenza. Non cercare a tutti i costi di dimostrare un’idea che ti sei fatto. Tieni aperto il dubbio e cerca di parlarne con altre persone, meglio se competenti

 

4) Non pretendere di fare tutto tu. I problemi sono complicati. Ricorda che non sei onnipotente. Talvolta basta il tuo impegno, ma in alcuni casi non puoi farcela da solo,altrimenti combini pasticci. In alcuni casi occorrono diverse figure professionali per aiutare un bambino: sono necessari non solo i genitori, ma anche l’insegnante, l’assistente sociale, lo psicologo, il medico e talvolta anche il giudice minorile.

 

5) Non confondere un genitore maltrattante con un genitore inadeguato o in difficoltà. Nel primo caso bisogna in primo luogo cercare di proteggere il bambino,perché l’atteggiamento continuativo del genitore è violento, strumentale, gravemente trascurante e procura molti danni al bambino. Nel secondo caso bisogna innanzitutto sostenere il genitore.

 

6) Non dimenticare mai le ragioni dei più deboli, cioè dei bambini. Soprattutto se ci si trova di fronte ad una violenza e se è stata fatta una diagnosi precisa di maltrattamento. I bambini sono gli ultimi a nascere e spesso sono gli ultimi ad essere considerati.

 

7) Non sentirti superiore se ti trovi di fronte a genitori inadeguati. Cerca di comprendere ed aiutare piuttosto che colpevolizzare o giudicare in termini morali i genitori in difficoltà. In diversi casi assumere un atteggiamento di condanna verso i genitori o verso gli educatori inadeguati è controproducente e pericoloso.

 

 

Cosa puoi fare …

 

1) Dai tempo ed attenzione al bambino. I bambini si confidano con adulti che dedicano del tempo e mostrano vicinanza emotiva al bambino. Cerca di dare importanza al bambino e fai in modo che esprima il suo punto di vista, i suoi sentimenti, i suoi problemi, i suoi bisogni, senza mettergli addosso il tuo punto di vista, i tuoi sentimenti, i tuoi bisogni.

 

2) Dai ascolto. Dai al bambino la possibilità di parlare del suo problema, cerca di rassicurarlo sulla tua disponibilità nei suoi confronti. Se tu affronti con lui i suoi problemi, non è vero che lo fai soffrire. Anzi: in genere gli fai piacere, perché non lo lasci solo con le sue difficoltà. In genere è l’adulto che sta male ad avvicinarsi alla sofferenza di un bambino. I bambini hanno molto bisogno di parlare dei loro problemi con gli adulti.

 

3) Prendi tempo per pensare. Prima di prendere delle iniziative prenditi un po’ di tempo per pensare a quale sia la soluzione migliore per risolvere il problema del bambino che hai vicino, consigliati con una persona della quale ti fidi. Ma attenzione: il tempo per pensare non deve trasformarsi in un’occasione per dimenticare o rinviare il problema.

 

4) Chiedi aiuto. É necessaria una discussione con altre persone e soprattutto con figure professionalmente esperte. Cerca un parere e un sostegno in operatori nel campo psicologico,sociale e medico che abbiano esperienza ma anche sensibilità per i bisogni dei bambini. Cerca comunque aiuto nel servizio sociale, fra i medici, gli psicologi e gli insegnanti.

 

5) Cerca un familiare che stia dalla parte del bambino. Cerca di individuare all’interno della famiglia del bambino anche una sola persona disposta a fare qualcosa per lui. Attenzione! Non parlando con la famiglia del bambino, nel caso di un sospetto abuso sessuale che si consuma in famiglia e se sono gli stessi genitori ad usare violenza contro di lui, potresti anche peggiorare la situazione del piccolo che tu hai intenzione di proteggere.

 

6) Osserva e raccogli gli indicatori e le situazioni di malessere del bambino. Non è tuo compito acquisire le prove della violenza ai danni del bambino. Dal tuo angolo di visuale è impossibile raccogliere queste prove, anche se la violenza fosse presente in forme gravi. Il tuo compito è quello di riferire a chi di dovere i fatti preoccupanti e ripetuti che potrebbero far sospettare una violenza ai danni di un bambino.

 

7) Prenditi la responsabilità di una segnalazione. Se la sofferenza del bambino è molto grave e non riesci a trovare un’altra soluzione per far cessare questa sofferenza,fai la segnalazione alle istituzioni competenti, il servizio sociale o l’autorità giudiziaria. Nei casi di abuso sessuale o di grave maltrattamento fisico la segnalazione è l’unica soluzione possibile.

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