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L’educazione, la scuola e i
sentimenti
tratto dall'intervista a Daniel Goleman a cura di Claudio Foti
CLAUDIO FOTI: VENIAMO AI BAMBINI,
IMMAGINIAMO CHE LEI SIA UN INSEGNANTE AL PRIMO GIORNO DI SCUOLA, ENTRA
NELLA CLASSE DELLA SCUOLA ELEMENTARE, COME PRESENTEREBBE UN PROGRAMMA
BASATO SUI PRINCIPI E METODI DELL’INTELLIGENZA EMOTIVA?
DANIEL GOLEMAN: Sapete, alcuni bambini della vostra età sono miei
amici, e l’altra sera stavo cenando insieme a loro e abbiamo fatto un
gioco, molto divertente. Volete provare? Eravamo tutti seduti intorno al
tavolo ed io ho chiesto loro di dire una cosa buona, anzi la migliore
che era accaduta insieme con una cosa brutta, sempre accaduta in quel
giorno. E poi gli ho chiesto di dire perché quella cosa era la più bella
e perché l’altra era brutta, e poi abbiamo pensato a cosa possiamo fare
per renderla migliore. Dunque, giochiamo: “Allora, Roberto, cosa mi dici
di te, cosa è successo oggi che ti ha fatto sentire bene, e cosa è
successo che ti ha fatto sentire male?”, e così via.
CLAUDIO FOTI: LEI E’ DIVENTATO DIRIGENTE SCOLASTICO IN UNA SCUOLA
MEDIA CON INSEGNANTI FRUSTRATI PERCHE’ HANNO POCHI SOLDI, SI LAMENTANO
PERCHE’ I RAGAZZI SONO SCANSAFATICHE. COME PROVEREBBE AD AVVICINARE
QUESTI INSEGNANTI AI PRINCIPI E AI METODI DELL’INTELLIGENZA EMOTIVA?
DANIEL GOLEMAN: Sapete, ero in una scuola come questa, in America
qualche giorno fa. Dunque [entrando nel ruolo del dirigente scolastico]
io sono il direttore e voi siete gli insegnanti e voi siete frustrati
per i vostri stipendi e per i vostri studenti, ok? Ecco, ora siete qui,
siete insegnanti sottopagati, la gente non apprezza veramente quanto
siete importanti per i bambini, non capisce che il modo in cui voi
trattate i bambini ha un impatto enorme sugli adulti che quei bambini
diventeranno sviluppandosi, e neanche i bambini stessi sembrano
interessati a tutto questo. Ecco, quello che potete fare è di ricavare
piacere da tutto il tempo che dedicate quotidianamente come insegnanti,
quello che potete fare è di renderlo più divertente per voi , qualcosa
che al risveglio del mattino desideriate fare. Ho un suggerimento, l’ho
visto funzionare in altre scuole , ed è questo: potete cominciare con il
rendere i vostri studenti più coinvolti, più entusiasti della scuola, o
con il rendere quello che insegnate una parte importante nella loro
vita, e il modo per poter fare questo è di trovare quello che veramente
li interessa. Quello a cui tengono, sapete, non è la matematica, è
l’amicizia. I bambini , particolarmente in questa età, sono interessati
a stare gli altri bambini. E se l’amicizia per esempio non è ricambiata,
ecco, questi sono i tipi di drammi che coinvolgono i bambini. Dunque
perché non fare diventare tutto questo parte della scuola? Perché non
farla diventare materia scolastica? Esiste un modo: è chiamato
intelligenza emotiva. Ho visto scuole in molte parti del mondo, alcune
sono in Italia, dove l’intelligenza emotiva viene portata nelle classi
come una materia, e i bambini hanno dimostrato un profondo
apprezzamento. La ragione di questo apprezzamento profondo è dovuto al
fatto che sentono quanto tutto questo riguardi loro e le loro vite. Loro
imparano qualcosa attraverso l’intelligenza emotiva e questo è prezioso,
e li rende così tanto più interessati alla scuola che per il resto del
giorno passerete ore migliori insegnando anche tutte le altre materie.
CLAUDIO FOTI: COME MAI NOI ADULTI ABBIAMO PAURA AD AVVICINARCI
ALLE EMOZIONI, SOPRATTUTTO QUELLE DOLOROSE DEI BAMBINI, COME MAI I
SENTIMENTI ASSOCIATI ALLA MORTE, ALLA VIOLENZA, ALL’HANDICAP., ALLA
SESSUALITA’ SONO CENSURATI NELLE NOSTRE FAMIGLIE E ISTITUZIONI
EDUCATIVE?
DANIEL GOLEMAN: Penso che la migliore risposta che posso dare e a
questa domanda è quella di parlare delle manovre difensive. Questi temi
come la morte, la violenza, la sessualità rendono ansiosi, tristi,
arrabbiati, spaventati, ci fanno sentire male. Così viene facilmente da
negarli e allontanarcene. E penso che questa manovra difensiva diventi
un’abitudine durante la vita come modo per gestire l’ansia soprattutto
quando la cosa che ci rende così ansiosi è molto vicina e pressante. È
quando neghi, quando ti difendi, quando manipoli con astuzia, compare la
“menzogna violenta” nella famiglia. La menzogna violenta, arriva da
Henry GIBSON. Quando c’è una spaventosa terribile verità, una cosa che
non possiamo affrontare, diciamo bugie per coprirla. Per esempio, mamma
è alcolista, inizia a bere al mattino prima di pranzo, è nel letto la
maggior parte del giorno, ma noi non diciamo che nostra mamma è
un’alcolista, noi lo diciamo in un altro modo. Così potremmo dire che
mamma si sente un po’ triste oggi e che sta prendendo qualcosa che la
tiri su, ma non diremo che nostra mamma ha un problema con l’alcool. E
così per il bambino abusato in una famiglia con incesto o con un lutto
drammatico, con tutti i problemi che ci rendono troppo ansiosi se ne
parliamo.
CLAUDIO FOTI: LA CALMA E’ FONDAMENTALE: FINCHE' NON SIAMO CALMI
NON SI PUO’ PENSARE. OLTRE AD INSEGNARLA A NOI STESSI COME LA SI PUO’
INSEGNARE AI BAMBINI?
DANIEL GOLEMAN : In effetti la calma è un’abilità fondamentale da
imparare: se i bambini vogliono diventare bravi nell’apprendere a scuola
, hanno bisogno di essere capaci di gestire quelle emozioni che li
rendono turbati. Prima dunque di parlare della calma penso che sia
necessario parlare di cosa rende i bambini turbati, cosa li rende
angosciati, cosa li rende agitati. Questo è il ricorrente problema che
ha ogni persona nella propria esistenza. Dunque la prima cosa da fare
per il bambino è tentare di risolvere i problemi più grandi a scuola,
nella famiglia, ovunque essi siano a disturbare il bambino; il passo
numero due è di aiutare il bambino a vivere il suo problema quando nulla
possa essere cambiato, ed insegnargli ad diventare capace di essere
calmo e chiaro. Questo significa educazione interiore non solo nella
gestione delle emozioni ma nel prestare attenzione, le due cose due
vanno mano nella mano. Infatti il modello con cui funziona il cervello è
questo: se sei emozionato, preoccupato o ansioso, se non riesci a
mettere fuori dalla tua mente quello che è accaduto questa mattina, non
puoi prestare attenzione perché quei pensieri intrudono. Ciò che è
accaduto questa mattina influenza il presente e sono le tre di
pomeriggio: quando dovresti prestare attenzione alla lezione di
matematica stai invece pensando e ti stai preoccupando a cosa è accaduto
ieri sera o questa mattina. Allora quello che si può fare per i bambini
prima di tutto tentare di cambiare la situazione esternamente se è
possibile, e secondo dare loro la forza interiore per poter vivere
quello che sta accadendo loro, e loro potranno gestire meglio ogni
situazione se sono insegnate le abilità dell’intelligenza emotiva nel
gestire le emozioni che si presentano. Negli Stati Uniti e in alcuni
stati europei ci sono alcune scuole che si stanno diffondendo che
propongono semplici corsi sulla consapevolezza, un semplice corso di
meditazione: la forza delle capacità di attenzione allo stesso tempo
calma il corpo, dunque la consapevolezza non è molto di più che fare
attenzione al respiro e lasciare andare i pensieri, dare ai bambini una
educazione critica che non è molto di più rispetto a conoscere il
proprio respiro e lasciare andare i pensieri che distraggono e tornare
indietro al punto neutro e calmante del focus di attenzione. E ripetere
gli esercizi rinforza il sistema cerebrale che può aiutare i bambini a
gestire le emozioni disturbanti, dunque questo è un altro passo nei
programmi della scuola che possono dare ai bambini il regalo della
calma.
CLAUDIO FOTI: LE PROPONIAMO UNA SORTA DI GIOCO DI RUOLO, LEI SI
TROVA DI FRONTE AD UN PUBBLICO DI GENITORI DI BAMBINI DI SCUOLA
ELEMENTARE IN UN QUARTIERE OPERAIO, GENTE MOLTO SEMPLICE, CON QUALI
ESEMPI E AFFERMAZIONI CERCA DI MOTIVARLI AD ASCOLTARE DI PIU’ I
SENTIMENTI DEI LORO FIGLI?
DANIEL GOLEMAN: Allora, se volete che vostro figlio diventi un
campione di calcio, avrà bisogno di un allenatore davvero bravo. Non
importa quanto sei bravo come giocatore, se non hai un allenatore che ti
possa aiutare a migliorarti, non puoi certo arrivare alla coppa del
mondo. La stessa cosa è vera con tuo figlio nella vita: se desideri che
diventi una stella nel lavoro, che diventi un meraviglioso padre di tuo
nipote, tu dovrai fare l’allenatore, e sapere che devi essere tu
l’allenatore. Ogni genitore è il primo istruttore del bambino, il
tutore, il mentore. I bambini hanno bisogno di allenarsi nelle capacità
emotive, affinché germoglino nelle loro vite. Allora quando puoi fare l’
allenatore? Ogni qual volta il tuo bambino ha un problema, ogni qual
volta che è nella sua stanza e non vuole parlare, perché è arrabbiato
oppure perché è triste… Vedi che ha un problema? Quella è una
opportunità per te di provare ad aiutarlo ad imparare qualcosa. Ciò che
quindi sarà veramente utile nella sua vita è che, invece di ignorarlo o
invece di arrabbiarti con lui, quello che puoi fare è essere
intelligente di fronte a quello che sta accadendo usando la situazione
come opportunità per diventare allenatore e andare a parlargli, e
chiedergli cosa è accaduto dato che, per es., è nella sua stanza triste.
Sono gli altri bambini che non lo fanno giocare con loro o non è stato
scelto per la squadra? Cosa potete fare per questo? Prima di tutto
possiamo aiutarlo a calmarsi o, se è troppo in tensione, possiamo
suggerirgli di fare qualcosa che lo diverte, adesso e per se stesso, e
fargli passare qualche buon momento. Quando dopo si sente un po’ meglio
possiamo tornare all’argomento e parlargli, e chiedergli, cosa sente e
cosa può fare con gli altri bambini, per esempio. Si può fare un po’ di
brainstorming (possiamo dire tutte le idee che ci vengono in mente senza
censure) con lui, sulle cose che si potrebbero fare la prossima volta
quando si troverà con gli altri bambini. Potrebbe capitare che si
divertiranno tutti e lo includeranno nei giochi. Dunque in altre parole
diventate l’allenatore dei vostri figli. Nessun’altro lo farà.
CLAUDIO FOTI: TALVOLTA INCONTRIAMO UN GRANDE EQUIVOCO CON I
GENITORI: SI CONFONDE L'INTELLIGENZA EMOTIVA CON UN ATTEGGIAMENTO
PERMISSIVO PER CUI SI DEVONO DARLE TUTTE VINTE AI BAMBINI, COSA PENSA DI
QUESTA CONFUSIONE?
DANIEL GOLEMAN: La conversazione con vostro figlio rispetto a
cosa vuole, cosa sente, cosa pensa di aver bisogno, non riguarda solo il
bambino ma riguarda anche voi. Riguarda chiunque altro sia presente
nella vita del bambino. E il bambino deve imparare che c’è un equilibrio
tra quello che vuole e sente e di cui ha bisogno e le altre persone in
ogni situazione. Dunque ascoltare il bambino e comprendere le sue
emozioni non significa che si debba permettere lo sfogo a tutti gli
impulsi che le emozioni suggeriscono. Piuttosto bisogna far capire al
bambino che c’è un equilibrio, un limite, un confine: “Se faccio questo
mi sentirò in quel modo e l’altro si sentirà in un altro modo, io
proverò questa emozione e l’altro proverà un’altra emozione”. Il bambino
deve imparare che c’è un equilibrio tra quello che vuole e sente, quello
di cui ha bisogno e le altre persone in ogni situazione. Dunque
ascoltare il bambino e comprendere le sue emozioni non significa affatto
così il bambino impara l’intelligenza emotiva e comprende le conseguenze
causate dalle reazioni emotive degli altri su di lui e dunque le
possibili conseguenze sugli altri delle proprie reazioni
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I diritti dei bambini,
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di G.S. CoffariFranco Angeli - 2007
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Torino 12 maggio 2007
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