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CORSI DI FORMAZIONE 2008

L’educazione, la scuola e i sentimenti
tratto dall'intervista a Daniel Goleman a cura di Claudio Foti

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CLAUDIO FOTI: VENIAMO AI BAMBINI, IMMAGINIAMO CHE LEI SIA UN INSEGNANTE AL PRIMO GIORNO DI SCUOLA, ENTRA NELLA CLASSE DELLA SCUOLA ELEMENTARE, COME PRESENTEREBBE UN PROGRAMMA BASATO SUI PRINCIPI E METODI DELL’INTELLIGENZA EMOTIVA?

DANIEL GOLEMAN: Sapete, alcuni bambini della vostra età sono miei amici, e l’altra sera stavo cenando insieme a loro e abbiamo fatto un gioco, molto divertente. Volete provare? Eravamo tutti seduti intorno al tavolo ed io ho chiesto loro di dire una cosa buona, anzi la migliore che era accaduta insieme con una cosa brutta, sempre accaduta in quel giorno. E poi gli ho chiesto di dire perché quella cosa era la più bella e perché l’altra era brutta, e poi abbiamo pensato a cosa possiamo fare per renderla migliore. Dunque, giochiamo: “Allora, Roberto, cosa mi dici di te, cosa è successo oggi che ti ha fatto sentire bene, e cosa è successo che ti ha fatto sentire male?”, e così via.

CLAUDIO FOTI: LEI E’ DIVENTATO DIRIGENTE SCOLASTICO IN UNA SCUOLA MEDIA CON INSEGNANTI FRUSTRATI PERCHE’ HANNO POCHI SOLDI, SI LAMENTANO PERCHE’ I RAGAZZI SONO SCANSAFATICHE. COME PROVEREBBE AD AVVICINARE QUESTI INSEGNANTI AI PRINCIPI E AI METODI DELL’INTELLIGENZA EMOTIVA?

DANIEL GOLEMAN: Sapete, ero in una scuola come questa, in America qualche giorno fa. Dunque [entrando nel ruolo del dirigente scolastico] io sono il direttore e voi siete gli insegnanti e voi siete frustrati per i vostri stipendi e per i vostri studenti, ok? Ecco, ora siete qui, siete insegnanti sottopagati, la gente non apprezza veramente quanto siete importanti per i bambini, non capisce che il modo in cui voi trattate i bambini ha un impatto enorme sugli adulti che quei bambini diventeranno sviluppandosi, e neanche i bambini stessi sembrano interessati a tutto questo. Ecco, quello che potete fare è di ricavare piacere da tutto il tempo che dedicate quotidianamente come insegnanti, quello che potete fare è di renderlo più divertente per voi , qualcosa che al risveglio del mattino desideriate fare. Ho un suggerimento, l’ho visto funzionare in altre scuole , ed è questo: potete cominciare con il rendere i vostri studenti più coinvolti, più entusiasti della scuola, o con il rendere quello che insegnate una parte importante nella loro vita, e il modo per poter fare questo è di trovare quello che veramente li interessa. Quello a cui tengono, sapete, non è la matematica, è l’amicizia. I bambini , particolarmente in questa età, sono interessati a stare gli altri bambini. E se l’amicizia per esempio non è ricambiata, ecco, questi sono i tipi di drammi che coinvolgono i bambini. Dunque perché non fare diventare tutto questo parte della scuola? Perché non farla diventare materia scolastica? Esiste un modo: è chiamato intelligenza emotiva. Ho visto scuole in molte parti del mondo, alcune sono in Italia, dove l’intelligenza emotiva viene portata nelle classi come una materia, e i bambini hanno dimostrato un profondo apprezzamento. La ragione di questo apprezzamento profondo è dovuto al fatto che sentono quanto tutto questo riguardi loro e le loro vite. Loro imparano qualcosa attraverso l’intelligenza emotiva e questo è prezioso, e li rende così tanto più interessati alla scuola che per il resto del giorno passerete ore migliori insegnando anche tutte le altre materie.

CLAUDIO FOTI: COME MAI NOI ADULTI ABBIAMO PAURA AD AVVICINARCI ALLE EMOZIONI, SOPRATTUTTO QUELLE DOLOROSE DEI BAMBINI, COME MAI I SENTIMENTI ASSOCIATI ALLA MORTE, ALLA VIOLENZA, ALL’HANDICAP., ALLA SESSUALITA’ SONO CENSURATI NELLE NOSTRE FAMIGLIE E ISTITUZIONI EDUCATIVE?

DANIEL GOLEMAN: Penso che la migliore risposta che posso dare e a questa domanda è quella di parlare delle manovre difensive. Questi temi come la morte, la violenza, la sessualità rendono ansiosi, tristi, arrabbiati, spaventati, ci fanno sentire male. Così viene facilmente da negarli e allontanarcene. E penso che questa manovra difensiva diventi un’abitudine durante la vita come modo per gestire l’ansia soprattutto quando la cosa che ci rende così ansiosi è molto vicina e pressante. È quando neghi, quando ti difendi, quando manipoli con astuzia, compare la “menzogna violenta” nella famiglia. La menzogna violenta, arriva da Henry GIBSON. Quando c’è una spaventosa terribile verità, una cosa che non possiamo affrontare, diciamo bugie per coprirla. Per esempio, mamma è alcolista, inizia a bere al mattino prima di pranzo, è nel letto la maggior parte del giorno, ma noi non diciamo che nostra mamma è un’alcolista, noi lo diciamo in un altro modo. Così potremmo dire che mamma si sente un po’ triste oggi e che sta prendendo qualcosa che la tiri su, ma non diremo che nostra mamma ha un problema con l’alcool. E così per il bambino abusato in una famiglia con incesto o con un lutto drammatico, con tutti i problemi che ci rendono troppo ansiosi se ne parliamo.
 


CLAUDIO FOTI: LA CALMA E’ FONDAMENTALE: FINCHE' NON SIAMO CALMI NON SI PUO’ PENSARE. OLTRE AD INSEGNARLA A NOI STESSI COME LA SI PUO’ INSEGNARE AI BAMBINI?

DANIEL GOLEMAN : In effetti la calma è un’abilità fondamentale da imparare: se i bambini vogliono diventare bravi nell’apprendere a scuola , hanno bisogno di essere capaci di gestire quelle emozioni che li rendono turbati. Prima dunque di parlare della calma penso che sia necessario parlare di cosa rende i bambini turbati, cosa li rende angosciati, cosa li rende agitati. Questo è il ricorrente problema che ha ogni persona nella propria esistenza. Dunque la prima cosa da fare per il bambino è tentare di risolvere i problemi più grandi a scuola, nella famiglia, ovunque essi siano a disturbare il bambino; il passo numero due è di aiutare il bambino a vivere il suo problema quando nulla possa essere cambiato, ed insegnargli ad diventare capace di essere calmo e chiaro. Questo significa educazione interiore non solo nella gestione delle emozioni ma nel prestare attenzione, le due cose due vanno mano nella mano. Infatti il modello con cui funziona il cervello è questo: se sei emozionato, preoccupato o ansioso, se non riesci a mettere fuori dalla tua mente quello che è accaduto questa mattina, non puoi prestare attenzione perché quei pensieri intrudono. Ciò che è accaduto questa mattina influenza il presente e sono le tre di pomeriggio: quando dovresti prestare attenzione alla lezione di matematica stai invece pensando e ti stai preoccupando a cosa è accaduto ieri sera o questa mattina. Allora quello che si può fare per i bambini prima di tutto tentare di cambiare la situazione esternamente se è possibile, e secondo dare loro la forza interiore per poter vivere quello che sta accadendo loro, e loro potranno gestire meglio ogni situazione se sono insegnate le abilità dell’intelligenza emotiva nel gestire le emozioni che si presentano. Negli Stati Uniti e in alcuni stati europei ci sono alcune scuole che si stanno diffondendo che propongono semplici corsi sulla consapevolezza, un semplice corso di meditazione: la forza delle capacità di attenzione allo stesso tempo calma il corpo, dunque la consapevolezza non è molto di più che fare attenzione al respiro e lasciare andare i pensieri, dare ai bambini una educazione critica che non è molto di più rispetto a conoscere il proprio respiro e lasciare andare i pensieri che distraggono e tornare indietro al punto neutro e calmante del focus di attenzione. E ripetere gli esercizi rinforza il sistema cerebrale che può aiutare i bambini a gestire le emozioni disturbanti, dunque questo è un altro passo nei programmi della scuola che possono dare ai bambini il regalo della calma.
 


CLAUDIO FOTI: LE PROPONIAMO UNA SORTA DI GIOCO DI RUOLO, LEI SI TROVA DI FRONTE AD UN PUBBLICO DI GENITORI DI BAMBINI DI SCUOLA ELEMENTARE IN UN QUARTIERE OPERAIO, GENTE MOLTO SEMPLICE, CON QUALI ESEMPI E AFFERMAZIONI CERCA DI MOTIVARLI AD ASCOLTARE DI PIU’ I SENTIMENTI DEI LORO FIGLI?

DANIEL GOLEMAN: Allora, se volete che vostro figlio diventi un campione di calcio, avrà bisogno di un allenatore davvero bravo. Non importa quanto sei bravo come giocatore, se non hai un allenatore che ti possa aiutare a migliorarti, non puoi certo arrivare alla coppa del mondo. La stessa cosa è vera con tuo figlio nella vita: se desideri che diventi una stella nel lavoro, che diventi un meraviglioso padre di tuo nipote, tu dovrai fare l’allenatore, e sapere che devi essere tu l’allenatore. Ogni genitore è il primo istruttore del bambino, il tutore, il mentore. I bambini hanno bisogno di allenarsi nelle capacità emotive, affinché germoglino nelle loro vite. Allora quando puoi fare l’ allenatore? Ogni qual volta il tuo bambino ha un problema, ogni qual volta che è nella sua stanza e non vuole parlare, perché è arrabbiato oppure perché è triste… Vedi che ha un problema? Quella è una opportunità per te di provare ad aiutarlo ad imparare qualcosa. Ciò che quindi sarà veramente utile nella sua vita è che, invece di ignorarlo o invece di arrabbiarti con lui, quello che puoi fare è essere intelligente di fronte a quello che sta accadendo usando la situazione come opportunità per diventare allenatore e andare a parlargli, e chiedergli cosa è accaduto dato che, per es., è nella sua stanza triste. Sono gli altri bambini che non lo fanno giocare con loro o non è stato scelto per la squadra? Cosa potete fare per questo? Prima di tutto possiamo aiutarlo a calmarsi o, se è troppo in tensione, possiamo suggerirgli di fare qualcosa che lo diverte, adesso e per se stesso, e fargli passare qualche buon momento. Quando dopo si sente un po’ meglio possiamo tornare all’argomento e parlargli, e chiedergli, cosa sente e cosa può fare con gli altri bambini, per esempio. Si può fare un po’ di brainstorming (possiamo dire tutte le idee che ci vengono in mente senza censure) con lui, sulle cose che si potrebbero fare la prossima volta quando si troverà con gli altri bambini. Potrebbe capitare che si divertiranno tutti e lo includeranno nei giochi. Dunque in altre parole diventate l’allenatore dei vostri figli. Nessun’altro lo farà.

 


CLAUDIO FOTI: TALVOLTA INCONTRIAMO UN GRANDE EQUIVOCO CON I GENITORI: SI CONFONDE L'INTELLIGENZA EMOTIVA CON UN ATTEGGIAMENTO PERMISSIVO PER CUI SI DEVONO DARLE TUTTE VINTE AI BAMBINI, COSA PENSA DI QUESTA CONFUSIONE?

DANIEL GOLEMAN: La conversazione con vostro figlio rispetto a cosa vuole, cosa sente, cosa pensa di aver bisogno, non riguarda solo il bambino ma riguarda anche voi. Riguarda chiunque altro sia presente nella vita del bambino. E il bambino deve imparare che c’è un equilibrio tra quello che vuole e sente e di cui ha bisogno e le altre persone in ogni situazione. Dunque ascoltare il bambino e comprendere le sue emozioni non significa che si debba permettere lo sfogo a tutti gli impulsi che le emozioni suggeriscono. Piuttosto bisogna far capire al bambino che c’è un equilibrio, un limite, un confine: “Se faccio questo mi sentirò in quel modo e l’altro si sentirà in un altro modo, io proverò questa emozione e l’altro proverà un’altra emozione”. Il bambino deve imparare che c’è un equilibrio tra quello che vuole e sente, quello di cui ha bisogno e le altre persone in ogni situazione. Dunque ascoltare il bambino e comprendere le sue emozioni non significa affatto così il bambino impara l’intelligenza emotiva e comprende le conseguenze causate dalle reazioni emotive degli altri su di lui e dunque le possibili conseguenze sugli altri delle proprie reazioni

 

 

 

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