...
  home   mappa sito|   informazioni|   stampa|   crediti|

 

Centro Studi
Hansel e Gretel

Corso Roma 8

10024 Moncalieri (TO)

tel e fax 0116405537

e mail 

cshg@cshg.it

 

MENU DI NAVIGAZIONE

 

riga gialla

 

chi siamo
formazione
scuola
interventi
psicologia-psicoterapia
maltrattamento
pubblicazioni
movimento infanzia
contatti
archivio
bibliografia

 

riga gialla.

 

VAI A INIZIO PAGINA

logo SIE

SIE srl
gruppo

per l'informazione

 e l'editoria

del

centro studi

Hansel e Gretel

 


CORSI DI FORMAZIONE 2008

I BAMBINI: SENTIMENTI E SESSUALITA’ IN MOVIMENTO

di Valeria Camerone

 

“La sessualità è una delle potenzialità

umane più forti e coinvolgenti;

 dà colore alla nostra esistenza

e connota molti dei nostri gesti;

è tra gli indicatori più significativi

della capacità di dar vita a relazioni intime,

dell’equilibrio e della realizzazione affettiva

nella vita adulta”

(S. Rossi, P. Vanini)

riga gialla

  

1.  ASCOLTIAMO LA VOCE DEI RAGAZZI ...

 

Vorrei iniziare questo mio intervento innanzitutto dando voce ai ragazzi con i quali ho avuto il piacere di condividere un percorso di riflessione “emotivamente intelligente” sul tema della sessualità. Si tratta di una classe terza di una scuola media della prima cintura torinese.

Per cominciare vi proporrò un lavoro che è frutto del prezioso contributo di ciascuno di loro e che ha rappresentato l’inizio di questo nostro percorso insieme.

 

“La parola sessualità mi fa venire in mente ...

i preservativi

il sesso

il Kamasutra

una donna nuda

un uomo e una donna e un letto

una persona speciale perchè è figo

il rapporto sessuale

l’amore tra due persone

l’attrazione tra due persone

due persone che si amano e che stanno in un letto e che ... fanno sesso

il culo di un ragazzo

una donna nuda stesa su un letto

un ditalino

Penthouse e cioè un canale televisivo pornografico

una bambola gonfiabile

il rapporto sentimentale tra due persone

l’attrazione fisica fra due persone

un vibratore

un preservativo extralungo

due persone che fanno l’amore in un’automobile

la relazione tra due persone

le orge

le tette”

 

 

2. RIFLETTIAMO INSIEME SULL’ESPERIENZA

 

Ciò che più mi ha colpito di questo lavoro e che, allo stesso tempo, mi ha consentito di orientarmi scegliendo la direzione da seguire, è stato il rendermi conto di una netta prevalenza di immagini riferite alla sessualità che risultano “vuote di emozioni”, in cui l’“altro” come individuo dotato di sentimenti scompare (in alcuni casi esistono soltanto certe parti del suo corpo), diventando semplicemente un oggetto di desiderio o di  soddisfacimento del proprio piacere. La sessualità viene cioè “oggettivata” e considerata come una pratica di cui usufruire in sè, sottovalutandone le componenti relazionali.

 

In questo nostro percorso, che ora proverò a ricostruire come un puzzle composto di tanti tasselli, abbiamo dunque cercato di recuperare l’aspetto affettivo e relazionale della sessualità, pur non ignorandone le componenti perverse.

 

Si è trattato di un percorso indubbiamente ricco, soprattutto di incontri che, a seconda dei casi, si sono rivelati attesi o inattesi, piacevoli o spiacevoli, desiderati o temuti.

 

E’ proprio di questi incontri che vi voglio parlare.

 

 

2.1  L’INCONTRO CON LE EMOZIONI

 

Il primo significativo incontro che abbiamo fatto è stato con le emozioni, a cui abbiamo cercato di restituire la cittadinanza che spetta loro di diritto e di cui vengono invece purtroppo spesso espropriate (in quanto nella nostra cultura razionalistica ed efficientistica esiste un pregiudizio secondo il quale la vita emotiva, anzichè rappresentare una grande risorsa, sarebbe soltanto un fattore di disturbo dei processi di educazione, comunicazione, apprendimento, valutazione).

 

I sentimenti che abbiamo incontrato lungo il nostro cammino sono stati davvero tanti e diversi: un vero e proprio arcobaleno di emozioni!

 

Si è trattato di un incontro non sempre facile! Infatti, se in alcuni momenti non è stato semplice incontrare le proprie emozioni (penso per es. a Marco che, alla domanda “che cosa provi in questo momento?” mi ha risposto “mi sento normale” appiattendo in tal modo il proprio vissuto, anzichè riconoscerlo e valorizzarlo nella sua specificità), in altri invece è stato difficile confrontarsi con i sentimenti altrui (per es. con la sofferenza di Katiusha, che anzichè sentirsi compresa e accolta dai compagni, in quanto “diversa” – e mi riferisco al fatto che Katiusha proviene da un altro paese - è divenuta bersaglio di continui attacchi e squalifiche da parte di alcuni di loro).

Per quanto concerne la difficoltà ad incontrare le proprie emozioni, voglio aggiungere che nella nostra pratica professionale spesso e volentieri constatiamo quanto non sia semplice per i nostri giovani interlocutori indicare, utilizzando un termine adeguato, il vissuto emotivo che lo caratterizza in un determinato momento.

E’ frequente infatti la tendenza ad utilizzare termini vaghi che si prestano a varie interpretazioni, oppure a ricorrere ad una stessa parola per indicare emozioni diverse. Così, ad esempio, un bambino potrebbe dire che si è sentito nervoso quando è stato interrogato dalla maestra e utilizzare ancora lo stesso termine per descrivere come si è sentito quando è stato preso in giro da un compagno. Nel primo caso, però, probabilmente si trattava di uno stato d’ansia, mentre nel secondo forse si trattava di una reazione di rabbia (M. Di Pietro, “L’educazione razionale emotiva”, Erickson, Trento, 2001).

L’adulto si trova pertanto a dover svolgere un compito molto importante: aiutare i bambini e i ragazzi a diventare consapevoli delle proprie emozioni e a saper dare loro un nome che gli consenta di comunicare ad altri i propri sentimenti; allo stesso tempo egli dovrà aiutare i bambini ad ampliare il proprio vocabolario emotivo, discriminando inoltre la diversa intensità con cui ciascuna emozione può manifestarsi in diverse circostanze. In altri termini “gran parte del nostro lavoro consiste nell’aiutarli a comprendere la propria vita emotiva e a sviluppare un vocabolario per esprimerla” (D. Kindlon, M. Thompson, “Intelligenza emotiva per un bambino che diventerà uomo”, BUR, Milano,2002).

 

Tornando al nostro percorso, in più occasioni abbiamo conosciuto sentimenti piacevoli che ci hanno accompagnato per qualche tratto di strada prendendoci per mano. Penso per esempio alla gioia che ho letto negli occhi di Stefania quando ci ha comunicato di aver fatto pace con Sara (alla quale la volta prima era riuscita a comunicare quanto si fosse sentita ferita dalle “cattiverie” che la compagna  aveva detto su di lei); penso anche alla curiosità che ci ha accompagnati per gran parte di questo viaggio in cui abbiamo incontrato una dimensione che spesso resta confinata nel “non detto”; penso  alla soddisfazione di Giusy nell’aver trovato finalmente risposta alle sue domande; e ancora al sollievo con cui Viviana, poco prima di salutarci, ci ha comunicato di sentirsi molto meno imbarazzata a parlare di questo argomento di quanto non lo fosse inizialmente.

 

Altre volte abbiamo invece dovuto fare i conti con sentimenti spiacevoli e difficili da comunicare, con i quali tuttavia abbiamo provato a dialogare. Devo riconoscere che farlo non è stato sempre facile e che in qualche occasione, nel confrontarmi con essi, sono stata tentata io stessa di ignorarli piuttosto che accoglierli ed ascoltarli. Per me non è stato facile per es. incontrare e accogliere il fastidio e l’insofferenza di chi, di fronte alle lacrime di Katiusha, invece di mostrarle vicinanza ha preso le distanze dalla sua sofferenza con espressioni del tipo “adesso si mette pure a piangere!”, così come non è stato facile ascoltare ed accogliere il risentimento di Massimo nei confronti di Stefania per il fatto che quest’ultima si fosse rifiutata di baciarlo.

Tra i sentimenti spiacevoli con i quali ci siamo confrontati, devo dire che l’imbarazzo di molti ragazzi è stato un nostro fedele compagno di viaggio. Mentre alcuni lo hanno riconosciuto, legittimandosi ad esprimerlo (“mi sento imbarazzata a parlare di questo argomento, mi sudano le mani!” confessa Michela), molti altri lo hanno negato, trincerandosi dietro una maschera di apparente sicurezza e tranquillità, e di conseguenza agito in una evidente irrequietezza.

Gradatamente ci siamo anche avvicinati a sentimenti che risultano essere fra i più indicibili (e che spesso sono correlati agli aspetti più taciuti della sessualità) come per es. l’eccitazione sessuale o il piacere che possono derivare da un rapporto sessuale o dal perpetrare una violenza.

Quando si fa sesso ci si eccita ... e si gode” dice qualcuno in forma anonima; “si prova godimento, l’orgasmo: eccitazione, si suda ” riferisce qualcun’altro.

Chi violenta gode e si eccita”, “è eccitato e prova piacere, molto piacere”, “gode delle sofferenze degli altri”, “prova eccitazione perchè lei o lui urlano e questo aiuta il violentatore a eccitarsi sempre di più”.

 

Pronunciandosi a riguardo della difficoltà a mentalizzare e, di conseguenza, a nominare l’eccitazione sessuale, N. Bolognini e C. Foti affermano : “se c’è un aspetto che risulta mentalmente e linguisticamente conflittualizzato e tabuizzato anche tra gli addetti ai lavori, questo è il concetto di eccitazione sessuale. L’ammissione schietta e realistica che il soggetto umano è un soggetto che può eccitarsi sembra particolarmente difficile da pensare e da mettere in parola in particolare nel confronto con la generazione emergente. La causa di questa inibizione mentale e comunicativa può essere rintracciata nella tendenza dell’eccitazione sessuale ad essere associata più con la pregenitalità che con la genitalità, ad essere inconsciamente confusa con l’appropriazione distruttiva piuttosto che con la reciprocità e lo scambio, a mescolarsi con l’aggressività e con il dominio, a sfociare nella perversione piuttosto che nel rispetto e nel riconoscimento dell’altro, e pertanto ad essere esposta ad un’inevitabile senso di colpa” (C. Foti, N. Bolognini, “Contrastare la rimozione per prevenire il disagio e l’abuso”, in “Prevenire il maltrattamento è meglio che curarlo”, Sie Editore, Pinerolo, 2004).

 

 

2.2  L’INCONTRO CON LE DIFESE

 

Sin dall’inizio del nostro “viaggio” non abbiamo potuto fare a meno di confrontarci con le difese che, in minore o maggior misura, sono subentrate nei ragazzi nel momento in cui ci siamo avvicinati al tema della sessualità che, se da un lato può risultare un tema attraente, dall’altro può invece indurre a “scappar via”.

Questo atteggiamento ambivalente (e cioè da un lato la voglia di avvicinarsi a queso argomento  e dall’altro la tendenza ad allontanarsene) altro non è che lo specchio dell’ambivalenza insita nella sessualità stessa che, se da un lato rinvia ad aspetti di desiderio e di piacere, dall’altro è invece associata ad aspetti di problematicità e di conflitto.

 

In relazione a questo aspetto C. Roccia e C. Foti puntualizzano quanto segue: “l’idealizzazione della sessualità come realtà priva di ambivalenza e come dimensione esclusivamente gioiosa e piacevole è un’illusione che deve essere superata, innanzitutto dall’educatore che intende operare con bambini e con adolescenti, in secondo luogo dagli stessi minori nella loro crescita educativa. Il superamento sul piano emotivo e relazionale di una tale idealizzazione e la conseguente possibilità di verbalizzare e elaborare gli aspetti sofferti e conflittuali della sessualità e dell’affettività consente ai soggetti in evoluzione di prepararsi e scoprire quegli aspetti di divertimento giocoso, di piacere fisico, di arricchimento mentale e relazionale, di realizzazione piena di sè che la sessualità promette e che a certe condizioni può garantire” (C. Roccia, C. Foti, “L’abuso sessuale sui minori. Educazione sessuale, prevenzione, trattamento”, Edizioni Unicopli, Milano, 1997).

 

Riporto testualmente i contenuti di alcuni biglietti, scritti in forma anonima dai ragazzi, che evidenziano molto bene il fatto che se da un lato la sessualità è investita di desideri, dall’altro è invece fonte di ansie, timori e preoccupazioni che, se non vengono esplicitati, rischiano di autoalimentarsi amplificandosi sempre di più.

 

“Il mio desiderio è ...

Il mio desiderio è di scegliere la persona giusta e di amarla per tutta la vita

Mi piacerebbe mettermi con una persona in particolare. E’ carina e gli voglio molto bene

Vorrei che il primo bacio fosse indimenticabile perchè dà forse senso di crescita

In  futuro desidererei avere un figlio

Vorrei essere in età adulta e poter avere dei rapporti sessuali

Desidero fare sesso al più presto

Il mio desiderio è un amore eterno”

 

“La mia paura è ...

Ho paura di farlo con una persona sbagliata

Ho paura che l’altra persona non sia soddisfatta di me

Ho paura di rimanere troppo imbarazzato

La mia paura è di essere timida per poterlo fare e di non sentirmi a mio agio

Ho paura di rimanere incinta da un rapporto sbagliato

Ho paura di mettere incinta una ragazza

Quello che mi fa paura è che il pene si incastri nella vagina

Ho paura che mi violentino

Ho paura di vedere la mia ‘futura partner’ a letto con un altro

La mi paura è ammalarsi di AIDS”

 

Se da un lato, come dimostrano questi biglietti, la maggior parte del gruppo è riuscita a contattare alcuni aspetti ansiogeni della sessualità, dall’altro c’è stato chi invece si è difeso da questo confronto mettendo in atto un meccanismo di negazione: “paure: nessuna!”. C’è stato anche chi, pur non recidendo completamente il contatto con gli aspetti spiacevoli della sessualità, di fronte ad argomenti particolarmente ansiogeni e/o dolorosi si è distanziato emotivamente per esempio banalizzando alcune delle paure espresse (come per es. quella riferita alla violenza sessuale).

 

 

2.3  L’INCONTRO CON LA SESSUALITA’

 

E veniamo al nostro terzo incontro, quello con la sessualità, che comprensibilmente ha suscitato svariati commenti da parte dei miei interlocutori: “certo che la sessualità è un argomento di cui non si parla tutti i giorni!” dice Mauro al nostro primo incontro; “sì, tra di noi certe volte ne parliamo, facciamo delle battute o ci scherziamo sopra”  aggiunge Antonio; “ma possiamo proprio dire tutto quello che ci viene in mente?” chiede incredulo Alessandro.

 

Quando parlo di “incontro con la sessualità” mi riferisco più precisamente alla possibilità di coniugare la sessualità con il pensiero e con la parola, sottraendola in tal modo al campo dell’impensabilità e dell’indicibilità.

Al giorno d’oggi, benchè il sesso venga continuamente ostentato, la sessualità resta pur sempre un “tabù”. Nonostante che in questi anni si sia compiuto un processo di modernizzazione della cultura, dell’etica, del costume, che hanno intaccato la logica tradizionale repressiva, colpevolizzante e “sessuofobica”, l’atteggiamento degli adulti nei confronti della sessualità rimane spesso caratterizzato da vissuti di disagio, inibizione, imbarazzo, vergogna. Spesso si sceglie il silenzio su questo argomento, senza considerare che anch’esso è un modo per comunicare, che “fare silenzio” sulla sessualità crea censure e tabù che condizionano negativamente il processo di crescita del bambino o dell’adolescente.

 

A questo riguardo, R. Giommi e M. Perrotta in un loro articolo commentano: “il tema della sessualità ha accomunato giovani e adulti in un silenzio che a volte è sembrato complice. Tra gli adulti questa ‘omertà’ ha motivazioni diverse: i genitori tacciono perchè si sentono impreparati a trattare l’argomento e scelgono il silenzio o vorrebbero delegare la scuola ad assumere tale responsabilità. Questo stato di confusione delle responsabilità e delle deleghe ha rappresentato a lungo un alibi dietro il quale l’adulto si è nascosto per rimandare un impegno formativo sulla sessualità” (R. Giommi, M. Perrotta, “Fine dei tabù?”, articolo pubblicato su “Ecole”, n. 6, giugno 1992).

In effetti sono ancora molti i genitori che negli incontri di formazione ci rimandano la propria difficoltà a mettere in parola la sessualità, che risulta spesso una dimensione esistenziale conflittuale ed impensabile e pertanto indicibile.

“Le parole che definiscono concretamente la sessualità e le sue funzioni sono talvolta difficili da pronunciare e, per parlare di sessualità senza arrossire, anche molti adulti preferiscono talvolta termini che vi alludono indirettamente” (Donatella Segati, “Identità sessuale per un’educazione sessuale integrata”, FrancoAngeli, Milano, 2004)

 

Non soltanto in famiglia ma spesso anche a scuola la sessualità viene lasciata “fuori dalla porta”. Per esempio è significativo il fatto che difficilmente nella scuola si pensi all’educazione sessuale come ad un elemento stabile di un processo educativo.

L’elaborazione culturale del Centro Studi Hansel e Gretel e dell’Associazione Rompere il Silenzio da anni ha evidenziato come gli atteggiamenti degli adulti verso la sessualità dei bambini e degli adolescenti siamo generalmente “caratterizzati da una profonda ambivalenza” (“Rompere il silenzio: un’Associazione dalla parte del bambino” in Rompere il silenzio, n. 2, gennaio ’98, p. 87): da un lato si comincia ad avere una visione positiva di questa dimensione fondamentale dell’esistenza e l’educazione sessuale comincia ad essere oggetto di un certo interesse massmediologico e di un crescente numero di pubblicazioni oltre che di materiale multimediale; dall’altra si nota invece che, pur essendo maggiormente consapevoli della necessità di dare un’informazione corretta sull’argomento, molti adulti continuano a vivere sentimenti di disagio più o meno consistenti quando sono chiamati a farlo (C. Foti, C. Roccia, “L’abuso sessuale sui minori. Educazione sessuale, prevenzione, trattamento”, Unicopli, Milano, 1994).

Ancora oggi, di fronte a certe domande dei bambini, a volte si preferisce il silenzio, il rinvio a quando “sarà più grande”, oppure le risposte evasive e affrettate: “ma proprio adesso devi chiedermi queste cose? Non vedi che non ho tempo!”. Il problema è che quando il minore impara dall’adulto che intorno al tema della sessualità c’è imbarazzo, silenzio, senso di colpa, difficilmente riuscirà a riaprire il dialogo su questo argomento.

 

Il risultato di questa “barriera comunicativa”, che spesso e volentieri s’innalza fra adulti e minori, è che di fatto tanti bambini e adolescenti rimangono da soli, in balia di messaggi spesso distorti e confusivi (che arrivano dalla tv, dai giornalini, dalle parole dei compagni), e perdono la fiducia nella possibilità di incontrare un adulto che possa offrire loro uno spazio di dialogo e di confronto sul tema della sessualità.

 

 

2.4  L’INCONTRO FRA DUE GENERAZIONI

 

“La mia paura, ma forse di più vergogna, è di parlare di sesso con gli adulti”, “Ho paura di parlare di questo argomento con i genitori” scrivono in forma anonima due ragazzi del gruppo. “Quello che più mi imbarazza è parlare di sesso in vostra presenza, perchè siete adulte” spiega   Viviana.

 

Se da un lato questi ragazzi hanno espresso in questi termini il timore di confrontarsi con il mondo adulto sul tema della sessualità, o comunque l’imbarazzo nel farlo, dall’altro hanno dimostrato però di averne un grande bisogno, tant’è che indirettamente hanno chiesto anche alle loro insegnanti di aprire un dialogo su questo argomento, esprimendo più volte il desiderio di appendere in classe il cartellone che racchiude il lavoro che ha rappresentato l’inizio di questo nostro percorso. “E’ il risultato di un lavoro che abbiamo fatto insieme e quindi lo vogliamo appendere come tutti gli altri!” dice Sara al termine dell’incontro, facendosi portavoce di un desiderio condiviso.

A proposito della necessità di fornire ai giovani un’opportunità di confronto con gli adulti sul tema della sessualità R. Giommi ci ricorda che l’educazione sessuale è “la risposta adulta ad una necessità evolutiva dei bambini e degli adolescenti” e che pertanto “è doveroso aprire uno spazio di dialogo competente senza affidare l’educazione sessuale alla pornografia e all’industria negativa del sesso (R. Giommi, articolo pubblicato sul supplemento ‘Salute’ de ‘La Repubblica’, 7 settembre 2000).

 

Credo che possiamo essere d’accordo sul fatto che una corretta informazione possa e debba contrastare l’affluenza massiccia e incontrollata di notizie sulla sessualità che provengono dai mass media e che purtroppo rappresentano spesso la principale fonte d’informazione e di confusione.

Oggi, più di prima, il bambino è tempestato da una massa d’informazioni spesso disordinate e contradditorie, che non sempre gli consentono di distinguere il vero dal falso, il reale dal virtuale. Nel mondo contemporaneo sono moltissimi i messaggi sessuali che, grazie alla televisione, ai giornali, all’informazione mediatica (Internet), raggiungono bambini e adolescenti. La pubblicità, il cinema, la televisione sono andati incontro in questi ultimi anni ad una progressiva e crescente erotizzazione. Basti pensare a quanto spesso la pubblicità utilizzi il sesso per attirare l’attenzione e veicolare contenuti diversi. Il sesso viene spesso ridotto dai mass media ad un bene di consumo, quasi fosse un oggetto di commercio e non una funzione fondamentale nella strutturazione e nell’espressione della personalità.

Come evidenziano S. Rossi e P. Vanini in un loro articolo: “ La pornografia non conosce frontiere; da più di trent’anni ormai ha invaso giornalini, riviste, programmi televisivi, e rischia di diventare, in assenza di efficaci alternative, una delle più diffuse fonti di informazione sessuale a disposizione dei nostri ragazzi” (S. Rossi, P. Vanini, “Educare alla sessualità in un contesto di crisi etica”, in “Il bambino incompiuto”, nr. 1, 92).

Questa ipersessualizzazione, se da un lato ha sicuramente un effetto stimolante delle curiosità non solo per gli adolescenti ma anche per i bambini di piccola età, dall’altro origina inevitabilmente molta confusione dentro di loro, soprattutto quando non hanno la possibilità di dialogare con degli adulti di riferimento che li sappiano ascoltare e che possano restituire loro un’immagine realistica dei problemi sui quali si interrogano.

A proposito dell’impossibilità di confrontarsi con il mondo adulto sul tema della sessualità, credo che debba molto farci riflettere il fatto che da molte ricerche e indagini risulti che per molti ragazzi la prima fonte di educazione sessuale è costituita proprio dai mass media e dal gruppo dei pari  (A. Pellai, “Le parole non dette”, Franco Angeli, Milano, 2000).

Pur senza misconoscere l’importanza del confronto fra pari (che tuttavia non può sostituirsi completamente al confronto fra adulti e minori), non dobbiamo però sottovalutare il fatto che frequentemente la comunicazione fra coetanei veicola informazioni distorte e fuorvianti che avrebbero perciò bisogno di essere condivise con un adulto che, dopo averle accolte, possa fornire dei chiarimenti realistici e, in alcuni casi, proprio per questo rassicuranti.

 

Tornando al nostro percorso, preso atto della necessità di rispondere ad entrambe queste esigenze, se da un lato i ragazzi hanno avuto l’opportunità di incontrare un adulto con cui dialogare (che si è posto nei loro confronti innanzitutto in posizione di ascolto, “aggiustando il tiro” soltanto in un momento successivo), dall’altro hanno potuto incontrare i compagni condividendo con essi pensieri, fantasie, dubbi, incertezze, ma soprattutto emozioni!

 

 

2. 5  L’INCONTRO CON I COMPAGNI

 

Incontrare i compagni, soprattutto all’inizio, non è stato facile! L’imbarazzo (“Mi imbarazza dover parlare davanti a tutti!” riconosce Michela ad un certo punto), l’ansia di esporsi e la paura di essere giudicati, derisi, o squalificati (tutt’altro che immotivata viste le dinamiche del gruppo in cui attacchi e prese in giro sono risultate essere purtroppo all’ordine del giorno) sono infatti circolati abbondantemente all’interno del gruppo, rendendo difficile la comunicazione aperta e la collaborazione.

 

R. Roche Olivar  mettendo in correlazione empatia e comportamento prosociale, sostiene che: “l’empatia è alla base dei comportamenti prosociali: difficilmente una persona agirà in modo prosociale se non ha empatia per i bisogni dell’altro, cioè se non è sensibile e accogliente verso l’altra persona. Nella misura in cui è in grado di capire e sentire intensamente, anche solo per qualche istante, ciò che l’altro pensa, sente e desidera, può instaurare una sintonia essenziale. Si pongono così le basi di un’autentica socialità, che porta a relazioni durature di cooperazione, solidarietà e amicizia” (R. Roche Olivar, “L’intelligenza prosociale”, Erickson, Trento, 2002).

 

In alcuni momenti, più che di un incontro si è trattato di uno vero e proprio “scontro”, che tuttavia ha dato la possibilità ai ragazzi di dar voce a sentimenti, talvolta assai pesanti e difficili da comunicare, che pesavano dentro di loro. Penso per esempio a Katiusha che ha potuto esplicitare la sofferenza derivante dal non sentirsi accettata all’interno del gruppo; penso a Mauro che, dopo aver superato la negazione, è riuscito a comunicare la rabbia derivante dalle prese in giro (soprattutto da quelle che riguardano la sua famiglia); penso a Sara che ha contattato la delusione e la rabbia per essere stata esclusa da una festa a casa di una compagna.

 

In questi casi ovviamente è stato necessario tralasciare gli argomenti inerenti la sessualità, sollecitando l’emergere delle dinamiche conflittuali e portando i  ragazzi a riconoscerle per poterle elaborare. Naturalmente, data la complessità delle dinamiche proprie della storia e dell’evoluzione di ogni gruppo e dati i limiti del tempo a disposizione, ci siamo potuti limitare ad un inizio di elaborazione che, tuttavia, credo abbia dato alcuni frutti importanti, consentendo per esempio una maggiore vicinanza e solidarietà da parte di alcuni nei confronti di Katiusha, che sino a quel momento era stata il principale bersaglio di attacchi e prese in giro.

 

Nonostante l’ansia generalizzata di esporsi, i ragazzi nel complesso sono riusciti comunque a mettersi in gioco con molta autenticità, riconoscendo e condividendo con i compagni non soltanto pensieri, domande o desideri concernenti la sessualità, ma anche ansie, paure e conflitti che il contatto con questa dimensione evoca in loro.

 

In altri termini, il gruppo, con la mediazione di un adulto, ha offerto ai ragazzi l’opportunità di ascoltare e confrontare diversi punti di vista, ma soprattutto di condividere le proprie fantasie e le proprie emozioni concernenti la sessualità.

 

In linea generale, credo fermamente che la condivisione rivesta un ruolo fondamentale nell’ambito di interventi di educazione alla sessualità, in quanto se da un lato ha un effetto “normalizzante” sulle ansie ad essa correlate (i ragazzi hanno infatti l’opportunità di sentire che certe loro preoccupazioni sono condivise anche dai compagni), dall’altro consente ai bambini e ai ragazzi di abbandonare l’illusione di una relazione sessuale priva di problemi e di difficoltà, modello ideale, del tutto irrealistico frequentemente trasmesso dai mass-media, che spesso e volentieri li induce ad interpretare le proprie difficoltà, ansie e conflitti nell’esperienza sessuale come segnali di anormalità.

 

 

2.6  L’INCONTRO CON LA RELAZIONE

 

Si è trattato di un incontro che , pur essendo avvenuto nel momento stesso in cui ci siamo conosciuti e ci siamo confrontati con le problematiche relazionali del gruppo, abbiamo approfondito soltanto in una fase successiva del nostro percorso e cioè quando ci siamo interrogati sulla qualità della relazione ponendo l’accento sugli ingredienti fondamentali che contraddistinguono un rapporto “sano” ovvero: il rispetto, lo scambio e la reciprocità.

 

In altri termini abbiamo riflettuto insieme tanto su alcune situazioni che si contraddistinguono per la presenza di relazioni simmetriche (in cui compaiono gli ingredienti sopra menzionati), quanto su altre che, al contrario, si caratterizzano per la presenza di relazioni asimmetriche (nelle quali mancano gli ingredienti di cui sopra).

 

Questo lavoro, se da un lato ha consentito ai ragazzi di riflettere su tutti quei comportamenti che si connotano come irrispettosi e “malsani” nei confronti degli altri e che quotidianamente anche a scuola vengono messi in atto (come per es. la presa in giro, l’aggressività fisica, la minaccia, il non ascolto), dall’altro li ha sollecitati a riflettere su quanto rispetto, scambio e reciprocità siano strettamente correlati al benessere che può derivare da una relazione significativa (di carattere sessuale e non).

 

Senza dilungarmi oltre su questo lavoro, che sarà oggetto di un’attenzione più approfondita nella fase conclusiva di questo mio intervento, ci tengo però a proporvi la seguente riflessione che appartiene a M. Del Ry, il quale pronunciandosi in merito alla centralità dell’educazione alla relazione in qualunque percorso di educazione alla sessualità, M. Del Ry afferma: “Ho avuto più volte modo di affermare che l’esperienza sessuale umana non è un mero incontro-scontro fra genitali, nè tantomeno una prestazione. E’ una relazione fra due esseri umani che utilizzano il proprio corpo non soltanto come strumento di piacere ma anche come codice di comunicazione. Educare alla sessualità non può che significare ‘educare alla relazione’, ad una sana e matura relazione in cui rispetto, reciprocità e scambio siano la regola e non l’eccezione” (Marco Del Ry, in “Identità sessuale e progetti per un’educazione sessuale integrata”, FrancoAngeli, Milano, 2004).

 

 

2.7 L’INCONTRO CON LA VIOLENZA E CON LA PERVERSIONE

 

“Nel sesso non c’è rispetto quando ...”, si viene violentati” scrive silenziosamente Anna alla lavagna, trovando il coraggio di avvicinarsi a questo argomento così doloroso ed ansiogeno da affrontare.

 

“Chi viene violentato/a prova ...

una vergogna e una paura assurda

dolore, sia fisico che morale

disgusto contro la persona che lo fa

un senso di prigionia e di disprezzo verso chi violenta

viene ferita anche psicologicamente

prova molto dolore e  rabbia

un ‘senso di morte’

si sente di merda e in qualche modo tradita dalla vita

prova molta paura, viene macchiata per tutta la vita e se ne ricorda per tutta la vita”

 

“Chi subisce violenza dovrebbe...

scappare e cercare aiuto

prenderlo a schiaffi o ammazzarlo di botte

urlare in modo che chi è lì in quel momento possa accorrere

denunciare l’aggressore e non avere paura di cosa possono pensare gli altri

denunciare chi violenta e poi andare da uno psicologo

parlarne con qualcuno”

 

Le parole sopra riportate sono quelle dei ragazzi che, sollecitati dalla consegna a dar voce ai sentimenti associati alla violenza e a riflettere e sui passi da compiere qualora si dovesse subire un abuso, hanno mostrato una grande empatia nei confronti della vittima, riconoscendo il carattere ingiusto della violenza e la profonda sofferenza che ne deriva.

 

La discussione che è avvenuta successivamente alla lettura dei biglietti ci ha consentito di riflettere nello specifico sul tema della pedofilia, da un lato chiarendo il significato del termine e dall’altro sottolineando l’importanza di parlarne con un adulto di cui ci si fidi al fine di potersi liberare della sofferenza derivante dalla violenza stessa.

 

Di tutti gli incontri sinora menzionati, questo è stato quello forse più impegnativo in quanto ci ha obbligati a contattare una dimensione estremamente dolorosa, in quanto antitetica alla prospettiva di una relazione simmetrica nella quale “nessuno è preda e nessuno è predatore”, ma ciascuno riconosce nell’altro una persona portatrice di desideri, bisogni e sentimenti propri da rispettare.

Riferendosi implicitamente alla differenza fra relazione simmetrica e asimmetrica, C. Foti e c: Roccia chiariscono che mentre la sessualità perversa può essere considerata non come un fatto “mostruoso”, ma come l’esasperazione estrema di una tendenza insita nella sessualità umana a oggettivare l’altro, la sessualità relazionale può essere intesa come esperienza capace di arricchire l’individuo e nel contempo la coppia, attraverso lo scambio di piacere, di comunicazione, di affettività, di intimità (C. Foti, C. Roccia, “L’abuso sessuale sui minori. Educazione sessuale, prevenzione, trattamento”, Edizioni Unicopli, Milano, 1997).

 

Nonostante la fatica, credo fermamente che per i ragazzi incontrare la violenza e la perversione sia stato davvero molto importante in quanto ci ha consentito di riflettere su una realtà che purtroppo appartiene all’esperienza umana (anche se tante volte tendiamo ad allontanarla dal pensiero e dalla parola) e che dunque è bene attrezzarci ad affrontare.

 

Pronunciandosi al riguardo, e cioè in merito al tema della prevenzione, C.Foti sottolinea che: “la più grande risorsa di prevenzione e di contrasto nei confronti dell’abuso sessuale all’infanzia è lo sviluppo della capacità di ascolto da parte della comunità adulta nei confronti dei bambini (...) Non si deve puntare, sul piano della prevenzione, a inefficaci campagne di sensibilizzazione, rivolte ai minori e centrate prevalentemente sulla trasmissione di informazioni o di competenze legate al tema specifico dell’abuso e del contatto sessuale con l’adulto. Si devono piuttosto costruire nelle scuole e sul territorio progetti finalizzati alla crescita complessiva della comunicazione autentica e dell’intelligenza emotiva nel dialogo tra le generazioni su tutte le tematiche più conflittuali e più tabuizzate dell’esistenza, fra cui quelle della sessualità e dell’abuso” (C. Foti, “L’ascolto dell’abuso e l’abuso nell’ascolto”, C. Foti, Franco Angeli, Milano, 2003).

 

 

 2.8  L’INCONTRO CON LA GIOIA

 

Se da un lato ci siamo confrontati con la sofferenza che deriva dall’essere “oggettivati” dall’altro, cioè trattati come “involucri vuoti” (di emozioni e di bisogni) ed esclusivamente come mezzo di soddisfacimento dei propri bisogni (per es. il bisogno di affermare la propria supremazia sull’altro o il bisogno di rivalersi sull’altro), dall’altro abbiamo invece incontrato la gioia che deriva da relazioni che si contraddistinguono per la presenza di rispetto, scambio e reciprocità,  in cui ci si sente trattati come persone dentro le quali abitano dei sentimenti che meritano di essere accolti e rispettati. Come logica conseguenza, dal percorso condiviso con la classe è emerso quanto anche la sessualità possa essere fonte di gioia a patto che da entrambe le parti ci si rapporti con l’altro in modo rispettoso, senza imporre la propria volontà o le proprie scelte e soprattutto senza ignorare o calpestare i sentimenti dell’altro.

 

Dato che in più occasioni ho parlato di “rispetto”, prima di restituire la parola ai miei “compagni di viaggio”, mi piacerebbe concludere questo mio intervento proponendovi una definizione di questo termine che ho trovato particolarmente illuminante:“‘Rispetto’ etimologicamente deriva da un verbo latino (respicere) che vuol dire ri-guardare, cioè guardare di nuovo, guardare e poi guardare ancora, osservare con continuità e con attenzione. Dunque rispetto vuol dire ‘vedere una persona com’è’, conoscerne la vera individualità e la vera alterità ... desiderare che l’altro ‘cresca e si sviluppi per quello che è’” (E. Fromm, “L’arte di amare”, Il Saggiatore, Milano, 1972)

 

 

3.  RESTITUIAMO LA PAROLA AI RAGAZZI...

 

Dopo avervi presentato il punto di partenza di questo nostro percorso ed il suo sviluppo successivo, ci piacerebbe concludere presentandovi anche il punto di arrivo che, a mio giudizio, ha rappresentato per noi un vero e proprio traguardo.

 

“Per me la sessualità asimmetrica è ...

un ragazzo che non rispetta le scelte sessuali di una ragazza

un ragazzo lascia incinta una ragazza e poi la abbandona

una scopata e via

uno dei fidanzati che tradisce solo perchè l’altro (e cioè quello tradito) non vuole avere esperienze sessuali

il rapporto tra la prostituta e lo sfruttatore

quando si fa sesso senza amore

quando solo uno dei due vuole fare sesso

quando per farlo si paga

quando lo si fa solo per divertimento

quando si viene violentati”

 

“Per me la sessualità simmetrica è ...

“due fidanzati che si baciano romanticamente

il rapporto tra due fidanzati che si scambiano affetto

quando si fa sesso per avere un figlio che si desidera entrambi

fare sesso quando tutti e due lo vogliono

fare sesso quando c’è amore”

 

 

 

interventi->

 

riga gialla

 

VAI A INIZIO PAGINA

 

 


BLOG

CLAUDIO FOTI

LETTERE - FORUM

SIE

CERCA NEL SITO
 

 

PUBBLICAZIONI

 

Processo agli adulti

a cura di

Claudio Foti

 

vai a SIE

 

 

Psicoterapia

delle vittime e degli autori

della violenza

a cura di Claudio Foti

 

vai a SIE

 

 

Adottare un bambino

con intelligenza

emotiva

 

vai a SIE

 

 

 

I diritti dei bambini,

un debito con la stori

di G.S. Coffari

Franco Angeli - 2007

 

informazioni->

 

 

 

attività del centro

studi Hansel e Gretel

 

scarica opuscolo

 

 

 

CONVEGNI

 

 

gli abstract

del seminario

Torino 12 maggio 2007

 

 

informazioni ->

 

 

 

pedofili, perversi,

abusanti

come prevenire?

come fermarli?

come curarli?

14 ottobre 2006

 

 

 

informazioni ->

 

 

 

NEWS LETTER

 

per essere aggiornato sulle ultime novità


iscrivetevi

alla nostra

newsletter

 

 

 

 VAI A INIZIO PAGINA